La relazione si concentra sull’autoritratto letterario di Giorgio Vasari nel passaggio che l’artista-scrittore opera dalla stesura delle Ricordanze alla costruzione armonica e compiuta della propria “Vita”, inserita a conclusione dell’edizione Giuntina delle sue biografie. La riflessione intende prendere le mosse dal diverso uso della retorica dell’ecfrasis – nella descriptio verbale delle opere figurative – nei due generi letterari prescelti, in cui le evidenti differenze sono utili a comprendere l’evoluzione di un tipo di scrittura di ambito strettamente privato in quello destinato alla pubblicazione e alla consacrazione ufficiale del proprio io. Infine, nel rilievo di meccanismi retorici e critici di raffinata qualità estetica, l’autoritratto del Vasari, che si snoda tra il magistero di Raffaello e quello michelangiolesco, acquisisce, a coronamento delle Vite della Giuntina, il senso della sanzione del successo conseguito dall’artista e la ratifica della sua integrazione sociale nella compagine politica del Principato mediceo.